Langues aux Philippines

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Selon les sources officielles, il y aurait 90 langues parlées aux Philippines. Elles appartiennent presque toutes au rameau dit « philippin » de la branche malayo-polynésienne des langues austronésiennes. Le chavacano, qui est un créole de l’espagnol, le balangingi sama, le teochew, l’espagnol, l’anglais (en), ne sont pas des langues philippines.
Les langues officielles des Philippines sont le tagalog, dans sa variété standard appelée « pilipino » ou « filipino », et l’anglais. Elles sont toutes deux utilisées comme langue véhiculaire dans tout l’archipel, et pour les relations internationales.
Malgré une grande diversité de langues, les Philippines ont l’un des taux d’alphabétisation les plus élevés de l’Asie de l’Est et de la zone Pacifique. Environ 90 % de la population de plus de 10 ans est capable de lire et d’écrire. Les Philippins sont généralement bilingues.
L’espagnol était autrefois relativement répandu dans l’archipel, mais pas autant que les Espagnols d’aujourd’hui l’imaginent parfois : on estime que jamais plus de 10 % de la population ne le parla (essentiellement les quelques milliers de colons et les lettrados philippins). Il faut dire que, tout comme les Hollandais et les Français dans leurs possessions d’Asie, Madrid ne se soucia guère de former des élites locales, sauf peut-être (mais non sans réticences) dans la deuxième moitié du XIXe siècle[réf. nécessaire]. L’espagnol a quasiment disparu aujourd’hui au profit de l’anglais, et n’est plus parlé que par deux millions de personnes. Seul persiste le chavacano, un créole résultant du mélange de l’espagnol avec les langues locales, qui est utilisé dans certaines zones reculées du pays (notamment en Zamboanga).
Les langues suivantes sont les 18 les plus parlées du pays :

Blue Ocean Entertainment

Die Blue Ocean Entertainment AG ist ein deutscher Kinderzeitschriftenverlag mit Sitz in Stuttgart, der mehrheitlich zur Hubert Burda Media gehört . Blue Ocean verlegt über 50 regelmäßig erscheinende Magazine, unter anderem die Magazinfamilien rund um Prinzessin Lillifee,Filly, Playmobil und Bibi Blocksberg, Wissensmagazine wie Frag doch mal die Maus (Magazin zur Sendung mit der Maus) und Löwenzahn sowie lizenzfreie Magazine wie Pferd & Co und Dinosaurier. Die Zielgruppe des Verlags sind Kinder im Alter von eineinhalb bis 13 Jahren.

Blue Ocean Entertainment wurde 2005 gegründet. Im Sommer 2006 erschien mit Prinzessin Lillifee das erste Magazin des Verlags. Seit 2007 verlegt Blue Ocean die italienische Comicserie Winx Club. 2009 erschien erstmals das Playmobil-Magazin, ein halbes Jahr später kam das Filly-Magazin hinzu. In Zusammenarbeit mit Schleich (Unternehmen) veröffentlicht Blue Ocean seit 2012 regelmäßig Magazine rund um die Elfenwelt bayala.
Im März 2013 schloss der Verlag mit dem Lego-Konzern einen langjährigen Lizenzvertrag und ist seitdem European Master Publisher für das Unternehmen. Mit Lego – Legends of Chima erschien im Oktober 2013 das erste Magazin in dieser Zusammenarbeit. Darauf folgten Magazine und Comics zu den Spielwelten Lego Ninjago: Meister des Spinjitzu, Lego Friends und Lego ELVES. Zudem veröffentlichte der Stuttgarter Verlag im August 2015 die weltweit erste Stickerserie mit Lego-Motiven.
2014 begann Blue Ocean eine Zusammenarbeit mit Filmstudios wie 20th Century Fox und DreamWorks SKG: Seitdem gehören die Magazine DRAGONS und ICE AGE ebenfalls zum Portfolio des Stuttgarter Unternehmens. Die Formate basieren auf den weltweit erfolgreichen Filmreihen Drachenzähmen leicht gemacht sowie Ice Age. Ende 2015 startete Blue Ocean die Zusammenarbeit mit dem US-amerikanischen Spielwaren-Konzern Mattel .
Am 8. Oktober 2013 erschien mit Prinzessin Lillifee und das Einhorn die erste von Blue Ocean produzierte App für Smartphones und Tablet-Computer mit Apple iOS-Betriebssystem. Seitdem hat der Verlag sein Portfolio auch digital stark erweitert. Zuletzt erschienen eine App namens Bibi&Tina: Pferdeabenteuer sowie das erste interaktive E-Book Zauberhafte Gute-Nacht-Geschichten mit Prinzessin Lillifee.

Ambivere

Ambìvere (Ambìer in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 2 381 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Posto tra l’imbocco della Valle San Martino ed i margini nord-occidentali della zona denominata isola bergamasca, il comune si trova a circa 10 chilometri a ovest del capoluogo orobico.

Questo paese è un centro industriale della collina bergamasca situato allo sbocco della Valle San Martino, nell’ampia pianura solcata dal Brembo (la frazione di Cerchiera è a Nord-Ovest, al Centro della valle). L’abitato – che si trova a 261 m s.l.m. – sorge sulla sponda destra del torrente Dordo, alle pendici orientali del Monte Canto che misura un’altezza massima di 710 metri.
Recenti ritrovamenti testimoniano la presenza di primordiali insediamenti umani già dall’epoca preistorica, anche se i primi nuclei abitativi furono opera dei galli, presenti con tribù sparse sul territorio già nel III secolo a.C. A questa popolazione si deve l’origine del toponimo, che prenderebbe appunto il nome da alcune tribù dette Ambivareti che, provenienti dalla Loira francese, si stanziarono in queste zone.
Tuttavia la prima vera opera di urbanizzazione fu opera dei Romani, i quali sfruttarono la posizione strategica del paese, posto nei pressi di un’importante strada militare che collegava Bergamo a Como, parte terminale di quella che univa il Friuli con le regioni retiche.
Il territorio era inserito in un’area militarmente turbolenta ed allo stesso tempo di vitale importanza per Roma in quanto crocevia militare e commerciale verso l’Europa. Roma vi istituì diversi presidi militari la cui presenza è testimoniata non solo dal permanere in alcune località vicine del toponimo castra ma anche dal ritrovamento di molti reperti archeologici, diffusi fra l’altro anche in altre zone della bergamasca provando così la funzione strategica di questo territorio.
La presenza militare romana inevitabilmente indusse attorno a sé l’aggregazione di comunità indigene e allogene.
Successivamente fu soggetto alla dominazione dei Longobardi, i quali inserirono la zona nel ducato di Bergamo. Spesso il borgo veniva identificato con il nome di Lemine, toponimo indicante una zona delimitata ad oriente dalla sponda occidentale del Brembo, a settentrione dall’attuale Val Taleggio ad occidente da una linea arretrata della sponda orientale dell’Adda e a meridione dal territorio di Brembate.
I primi documenti scritti che attestano l’esistenza di Ambivere risalgono invece all’anno 923, in piena epoca medievale. I secoli di questo periodo furono abbastanza problematici per il borgo, che si trovò al centro di numerose dispute tra guelfi e ghibellini.
A tal riguardo venne fatto erigere un impianto difensivo comprendente un castello e numerosi torri. Dopo numerose battaglie il potere finì ai Visconti di Milano che decisero l’abbattimento del castello e la distruzione di ogni costruzione adibita a funzioni belliche.
Tuttavia perché nel paese ritorni la tranquillità bisogna aspettare l’arrivo della Repubblica di Venezia che, nel corso del XV secolo, pose fine alle ostilità. Da allora gli eventi hanno interessato solo marginalmente il comune di Ambivere, che ha visto susseguirsi la dominazione francese prima, quella austriaca poi, per essere infine incluso nel Regno d’Italia nel 1859.
Il comune ha come propri simboli lo stemma e il gonfalone concessi con D.P.R. del 12 giugno 1969.
Blasonatura stemma:
Blasonatura gonfalone:
Un’opera degna di nota è senza dubbio il Santuario della Madonna del Castello. Edificato dagli abitanti per celebrare un miracolo, fu eretto nel luogo in cui era presente un castello medievale, poi distrutto. Situato a nord-est del centro abitato, presenta un’imponente scalinata di oltre 500 gradini.
L’11 febbraio 1992 è stato recuperato nel paese un quadro del Settecento, di anonimo, che ritraeva san Tommaso, trafugato nel 1983 dal suddetto santuario. In quell’occasione vennero rubati anche un calice cesellato dello stesso periodo ed altri piccoli quadri di forma ovale con sopra alcune immagini degli Apostoli.
È inoltre presente la chiesa parrocchiale, dedicata a San Zenone. Edificata nel corso del XX secolo in luogo di un altro edificio sacro, custodisce opere di buon pregio.
Sono inoltre presenti nel centro abitato alcuni resti di fortificazioni medievali. Il più caratteristico è rappresentato dalla Torre degli Alborghetti, esempio di struttura difensiva tuttora in buono stato di conservazione.
Il territorio comunale offre inoltre la possibilità di praticare mountain bike e scampagnate all’aria aperta, grazie ad itinerari condivisi con i paesi limitrofi, che conducono sul monte Canto.
Il comune di Ambivere è attraversato dalla SS 342, nota come “Briantea” che collega la città di Bergamo con Lecco. È servito dalla stazione ferroviaria di Ambivere-Mapello, sulla linea Lecco-Brescia.
Abitanti censiti

Altri progetti
Ambivere · Bonate Sopra · Bonate Sotto · Bottanuco · Brembate · Brembate di Sopra · Calusco d’Adda · Capriate San Gervasio · Carvico · Chignolo d’Isola · Filago · Madone · Mapello · Medolago · Ponte San Pietro · Presezzo · Solza · Sotto il Monte Giovanni XXIII · Suisio · Terno d’Isola · Villa d’Adda

La Géode

48° 53′ 40.3″ N 2° 23′ 19.1″ E / 48.894528, 2.388639
La Géode est un bâtiment de type dôme géodésique, proche d’une sphère, situé dans le parc de la Villette, dans le 19e arrondissement de Paris.
C’est également une salle de cinéma et une société de distribution de film, adhérent au Syndicat des distributeurs indépendants.
Construite par les architectes Adrien Fainsilber et Gérard Chamayou, elle fut inaugurée le 6 mai 1985 par le président de la République François Mitterrand. D’autres géodes existent en France, mais celle-ci constitue avec la coupole du Palais des sports la seule géode de la région parisienne, depuis la fermeture de celle de La Défense en 2001. Bien que La Géode ait ouvert ses portes une année avant la Cité des sciences et de l’industrie, elle lui est aujourd’hui rattachée.

La Géode constitue un bâtiment séparé derrière la Cité des sciences et de l’industrie.
Sa structure est constituée d’un certain nombre de couches, un peu à la manière d’un oignon. La couche externe et visible est une géode par triangularisation de 36 m de diamètre, composée de 6 433 triangles sphériques équilatéraux en acier poli qui réfléchissent la lumière, un peu à la manière d’un miroir. Ces triangles d’un mètre vingt de côté sont fixés sur une fine ossature métallique reprenant la même structure géodésique en triangle, constituée de 2 580 barres en tubes d’acier. Les triangles en acier ne sont pas jointifs, pour ne pas compromettre l’effet “miroir” et pour permettre aux triangles de se dilater sous l’effet de la chaleur. L’eau s’infiltrant entre eux est recueillie dans le bassin entourant la géode.
En dessous de cette couche externe se situe l’armature métallique principale, reprenant toujours la même structure géodésique, sur laquelle reposent plusieurs couches assurant respectivement l’isolation incendie, thermique et phonique, ainsi que l’étanchéité.
Encore plus à l’intérieur, et tout à fait indépendamment de la structure externe, se situe la structure abritant la salle de cinéma. Il s’agit d’une construction sphérique en béton armé de 6 000 tonnes, soutenue par un pilier central de 17 m de haut.
Sa construction et son aménagement ont coûté 130 millions de francs.
Avant de choisir le nom de “Géode”, plusieurs noms avaient été imaginés pour nommer l’édifice, tels que “Bouboule”, “Irma”, “Minouchette”, “Double Zéro” ou même “Zézette “.
Des films y sont projetés au format IMAX sur un écran hémisphérique géant de 26 mètres de diamètre et de 1 000 m2 de superficie. Elle fut sonorisée par Cabasse et compte douze points de diffusion du son, plus quatre haut-parleurs d’infra-graves (subwoofer) de 55 cm et le tout pour un total de 21 000 watts de puissance.
Les films diffusés durent environ une heure.
Dans le bassin où semble flotter la géode, 12 plots dotés de haut-parleurs sont disposés autour de la Géode en forme de cadran d’horloge. Des sons émis par ces plots marquent les heures, minutes et secondes, exploitant les réflexions sur l’eau et sur les parois de la Géode pour créer des sons indirects. Ce système a été mis en place en 1990 par Louis Dandrel.
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Sune Andersson

Sune Andersson (ur. 22 lutego 1921 w Södertälje, zm. 29 kwietnia 2002 w Solnie) – szwedzki piłkarz, pomocnik. Brązowy medalista MŚ 50. Obdarzany przydomkiem Mona Lisa.
Jego pierwszym klubem był Ekerö IK, gdzie grał w latach 1934-1939. Następnie był piłkarzem Hagalunds IS (1939-1946). W 1946 trafił do AIK Solna, w 1950 – po udanych dla Szwedów mistrzostwach świata w Brazylii – wyjechał do Włoch. Wraz z rodakami Stigiem Sundqvistem oraz Knutem Nordahlem podpisał kontrakt z Romą. W rzymskim klubie rozegrał dwa sezony (59 meczów, 12 trafień). Po powrocie do ojczyzny rozpoczął karierę trenerską. W 1956 wrócił na boisko w barwach IFK Eskilstuna, grał także w zespołach z niższych lig.
W reprezentacji Szwecji w latach 1947-1950 zagrał 28 razy i strzelił 3 bramki. Podczas MŚ 50 był podstawowym graczem zespołu, wystąpił we wszystkich pięciu meczach Szwecji (2 gole). Wcześniej, w 1948 wraz z kolegami został złotym medalistą igrzysk w Londynie.
Jako trener Andersson prowadził takie kluby jak: Iggesunds IK, IFK Eskilstuna, Kalmar FF, Finspångs AIK, Södertälje SK i Hagalunds IS.
 Andersson •  Carlsson •  Emanuelsson •  Gren •  Jönsson •  Leander •  Liedholm •  Lindberg •  E. Nilsson •  S. Nilsson •  B. Nordahl •  G. Nordahl •  K. Nordahl •  Rosén •  Rosengren •  Svensson • trener: Raynor
Åhlund • Andersson • Bodin • Gärd • Jeppson • Johansson • Jönsson • Lindberg • Månsson • Mellberg • E. Nilsson • S. Nilsson • Nordahl • Palmér • Rydell • Samuelsson • Skoglund • Sundqvist • Kalle Svensson • Kurt Svensson • T. Svensson • Tapper • Trener: Raynor

List of airports by IATA code: J

List of airports by IATA code: A – B – C – D – E – F – G – H – I – J – K – L – M – N – O – P – Q – R – S – T – U – V – W – X – Y – Z
The DST column shows the months in which Daylight Saving Time, a.k.a. Summer Time, begins and ends. A blank DST box usually indicates that the location stays on Standard Time all year, although in some cases the location stays on Summer Time all year. If a location is currently on DST, add one hour to the time in the Time column.
To determine how much and in which direction you will need to adjust your watch, first adjust the time offsets of your source and destination for DST if applicable, then subtract the offset of your departure city from the offset of your destination. For example, if you were flying from Houston (UTC−6) to South Africa (UTC+2) in June, first you would add an hour to the Houston time for DST, making it UTC−5, then you would subtract -5 from +2. +2 – (-5) = +2 + (+5) = +7, so you would need to advance your watch by seven hours. If you were going in the opposite direction, you would subtract 2 from -5, giving you -7, indicating that you would need to turn your watch back seven hours.

Christmas Island Seamount Province

The Christmas Island Seamount Province (also known as the Christmas Island Seamounts) is an unusual seamount (submarine volcano) formation named for Christmas Island, an Australian territory and wildlife reserve that is also part of the chain. The province consists of more than 50 seamounts, up to 4,500 m (14,800 ft) in height, within a 1,080,000 km2 (417,000 sq mi) area.
Unlike most seamount groups, the Christmas Island seamount formation does not form a long hotspot-based chain of increasingly older volcanoes, instead being a scattered grouping of volcanoes within a large radius. The origins of the formation have long been enigmatic for scientists; the Christmas Island area does not exhibit the hotspot chain formation that most seamount groups have, nor does it run perpendicular to a local rift zone, instead lying roughly parallel to the edge of the Australian Plate. Many of the seamounts are flat-topped guyots, showing that at one point the province was likely a group of active volcanic islands, before it was slowly eroded to its current subsurface level.
A 2011 study acquired and tested rock samples for 40Ar/39Ar, strontium, neodymium, hafnium and lead to determine its age and origin. The study found that the rock of the seamounts was more similar to continental than oceanic crust, particularly resembling northwest Australian crust. The seamounts were found to be 47 to 136 million years old, decreasing in age from east to west, and at most 25 million years younger than the crust surrounding them. Plate reconstructions based on these dates showed that the seamounts formed where West Burma separated from Australia and India, during the breakup of Gondwana, approximately 150 million years ago. The paper proposed that the seamounts are made of recycled, delaminated continental crust enriched in mantle material that was rising beneath the mid-ocean ridge forming at the time, and that this may be a relatively common process in shallow-basin areas.
Coordinates: 13°S 106°E / 13°S 106°E / -13; 106

Temperenz

Die Temperenz (aus dem lateinischen temperantia, Mäßigung) ist eine Eigenschaft bestimmter Viren beziehungsweise Bakteriophagen. Bei temperenten Viren kann im Gegensatz zu virulenten Viren das Virusgenom unter bestimmten Umständen in das Genom des Wirtes eingebaut werden (lysogener Zyklus). Dieser Vorgang erfolgt ortsspezifisch, d. h. ein bestimmter temperenter Phage insertiert seine DNA stets an einer definierten Stelle innerhalb des Wirtsgenoms; so fügt zum Beispiel der Phage Lambda sein Erbgut stets zwischen das gal- und das bio-Operon im Genom von E. coli ein. Die stabil integrierte virale DNA (der sog. Prophage) wird anschließend mit dem bakteriellen Genom repliziert und bei der Teilung an die entstehenden Zellen weitergegeben, hat jedoch in diesem Stadium keinen negativen Einfluss auf die Physiologie der Zelle.
Bestimmte Reize wie beispielsweise UV-Strahlung oder bestimmte Chemikalien jedoch können die Exzision der viralen DNA in der Wirtszelle oder in deren Nachkommen induzieren. Dies führt zu einem Übergang in den lytischen Zyklus. In dessen Verlauf wird die virale DNA repliziert und die Bakterienzelle zur Synthese von viralen Hüllproteinen “umprogrammiert”, die sich schließlich mit der replizierten DNA zu funktionsfähigen Viren zusammenlagern (self-assembly) und infolge der Zelllyse freigesetzt werden.
Kommt es unter bestimmten Umständen zur Exzision nicht nur des Prophagen sondern auch von benachbarten DNA-Sequenzen des Wirtsgenoms, so führt dies zur Produktion eines Phagen, der zusätzlich zur viralen DNA außerdem Teile bakterieller Erbinformation in sich trägt. Infiziert ein derartiger, “rekombinanter” Phage eine Zelle, kann es im Rahmen des lysogenen Zyklus zur Integration nicht nur viraler, sondern auch bakterieller DNA in das Wirtsgenom kommen. Diese Form der Genübertragung zwischen Bakterien durch Viren bezeichnet man als (orts)spezifische Transduktion.

Can’t Change Me

“Can’t Change Me” is the only single released from Chris Cornell’s solo album, Euphoria Morning. A music video was produced for the song. Its filming was showcased in an episode of MTV’s Making the Video.

“Can’t Change Me” was released in early 1999 and turned out to be the biggest hit from the album commercially and the song had strong chart positions. “Can’t Change Me” was the first Cornell single to chart but in late 1998 “Sunshower” charted in the US on the Modern and Mainstream chart. “Can’t Change Me’s” peak on the Mainstream rock Tracks was 5 and on the Modern Rock Tracks its peak was 7. The song also charted in the UK where its peak was 62 and became a minor hit outside the US.
Greg Tate of Rolling Stone said this about the song “Can’t Change Me,” is as rhapsodically gorgeous as pop gets, putting a spin on true love that any reprobate slacker can relate to: “She’s going to change the world/But she can’t change me/Suddenly I can see everything that’s wrong with me/But what can I do?/I’m the only thing I really have at all.” Cornell unveils a desire to be reckoned with as an openly wounded and unabashedly portentous rock balladeer.”
A music video directed by Johan Renck was produced for the song.
CD1
CD2

Cedar Creek Reservoir (Texas)

Cedar Creek Reservoir is a reservoir located in Henderson and Kaufman Counties, Texas (USA), 60 miles (97 km) southeast of Dallas. It is built on Cedar Creek, which flows into the Trinity River. Floodwaters are discharged through a gated spillway into a discharge channel that connects to the Trinity River.

The lake has a drainage area of over 1,000 square miles (2,600 km²). The Texas Parks and Wildlife Department maintains three islands, totalling 160 acres (65 ha), as a Wildlife Management Area for aquatic birds. The lake is owned by the Tarrant Regional Water District, and supplies water to Fort Worth and other cities and water districts in Tarrant and Johnson counties. Construction on the lake began in 1961, and was completed in 1965.
Towns on or near the lake include Kemp, Mabank, Gun Barrel City, Payne Springs, Enchanted Oaks, Eustace, Caney City, Malakoff, Star Harbor, Trinidad, Tool and Seven Points. Its proximity to the Dallas-Fort Worth Metroplex makes it a popular weekend getaway.
Cedar Creek Reservoir was built on Cedar Creek, a tributary to the Trinity River. The dam is at the south end of the lake in the town of Malakoff. The spillway on the west side of the lake lets water into a canal to the Trinity River. Other major creeks that contribute to the inflow are Caney Creek, Clear Creek, and King’s Creek.
The predominant fish species of Cedar Creek Lake are Blue catfish, Channel catfish, Flathead catfish, Largemouth bass, White bass, Hybrid striped bass, and Crappie. The best fishing areas for Largemouth bass are in the southern portion of the lake, where the water is clearer, especially the southern third of the lake in the large coves and inlets. The lake’s record Largemouth bass weighed 14.65 pounds (6.52 kg). Catfish can be found everywhere, with more Blues than Channels. Fishing is particularly good in the spring and into summer. Due to the many smaller streams, creeks, and run-offs flowing into the lake, running jug lines in the channels of the many coves using goldfish, shad, and small sunfish makes for very good Blue catfish and Flathead (Yellow) catfish fishing grounds.
Cedar Creek Lake is a fourth water source for Tarrant Regional Water District’s water supply. Its normal system capacity is 322.00 ft (98.15 m) above sea level. When the lake gets over that point gates from the spillway are opened releasing water. 2005 and 2006 were dry years sending the lake to a record low on December 12, 2006. The lake fell to 8.04 ft (2.45 m) below normal, at 313.96 ft (95.7 m). This passed the old record of 6.22 ft (2 m) low set on May 8, 1981. That afternoon the lake received over 4 in (102 mm) of rain causing the lake to rise about 6 in (152 mm). This was the first significant rainfall since April 2006. It was the big turnpoint for the drought in North Texas as more rain continued through the month. By January 1 the lake was only a little over 6 feet (2 m) low. Huge rainstorms throughout January would bring the lake to only 2 feet (0.6 m) low. A bit of a break came in February as mainly snow and ice added to the lake rising. By March 31, 2007 the lake was at 322.12 ft (98.18 m) and the flood gates were open for the first time since April 20, 2005. It was a huge success and it only got better. Lake Benbrook, Lake Worth, and Lake Arlington also filled up in these rains. Later on Richland-Chambers Reservoir filled up all the way, then Eagle Mountain, and then on June 30, 2007 Lake Bridgeport was full for the first time since May 15, 2001. More than six years since the flood gates had been open. It was a milestone for Tarrant regional water district having 7 of 7 of their lakes full. On the night of July 5 more than 5 in (127 mm) of rain fell sending Cedar Creek lake from a half foot (15 cm) over to 1.5 feet (45 cm) over beating the old 1.47 ft (0 m) set back in November 2001.

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